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La C.A.A.

La comunicazione è trasmissione di un messaggio, che può avvenire solo se viene aperto un CANALE di comunicazione attraverso cui viene trasferito un CODICE condiviso di significati.

La comunicazione tra esseri umani avviene su CANALI MULTIPLI: quello verbale è predominante, ma non è esclusivo. Ognuno di noi comunica attraverso le parole che pronuncia, ma sono importanti anche la componente para-verbale, cioè il volume, il tono, la velocità, con cui le parole vengono prodotte e la componente non verbale, cioè la mimica, i gesti e la postura che si assume mentre si parla. Recenti studi hanno messo in evidenza che a rendere efficace la comunicazione sono le componenti para-verbali e non verbali, più che la componente verbale.

Le persone che seguono un normale sviluppo dei processi cognitivi raggiungono capacità comunicative adeguate, soprattutto verbali, che permettono loro di trasmettere e ricevere messaggi efficaci, cioè sono capaci di “farsi capire”.

I bambini, gli adolescenti e gli adulti con bisogni comunicativi complessi (BCC), cioè quelle persone che possiedono un linguaggio verbale limitato o che ne sono prive, invece, non seguono questo normale sviluppo.

Per molto tempo si è ritenuto che le persone affette da questo tipo di deficit avessero ridotte capacità comunicative, fossero “persone non competenti”. NON È COSÌ!

Il problema di comunicazione nelle persone con BCC sta nel canale e nel codice che si utilizza. Le ricerche più recenti hanno messo in luce che queste persone molto semplicemente “non sono in grado di mostrare quello che sanno”. Le persone con BCC utilizzano molteplici modalità comunicative, manifestando così la loro grande INTELLIGENZA. Di questa cosa noi genitori di persone con deficit comunicativo siamo perfettamente consapevoli: questi bambini “capiscono tutto”, ma non sono capaci di farsi capire usando il canale verbale. Questi speciali bambini hanno imparato ad attivare altri canali comunicativi, che comunemente vengono sottovalutati.

L’apparente mancanza di capacità comunicativa pone sostanziali problemi alle persone con deficit di comunicazione perché costituisce una grave limitazione per la qualità della loro vita. Non riuscire a comunicare i propri bisogni, le proprie emozioni, non riuscire a “farsi capire” per fronteggiare le esigenze di vita quotidiane, genera frustrazione e può portare anche a manifestare comportamenti problematici, che ostacolano l’integrazione scolastica e sociale. Non riuscire a comunicare limita anche gli apprendimenti, determinando un blocco della crescita cognitiva. È indispensabile quindi trovare lo strumento per permettere alle persone con deficit comunicativo di ricevere e di trasmettere informazioni. È indispensabile far conoscere alla comunità che ruota attorno a loro lo strumento per capirli e interagirci correttamente. E per comunità intendo, oltre ovviamente alla famiglia (che è la prima ad essere investita da questo problema), anche la scuola, gli enti ricreativi, sportivi, di intrattenimento, commerciali, di quartiere e non soltanto.

La C.A.A. (Comunicazione Aumentativa Alternativa) è lo strumento che consegna alle persone con BCC e al loro ecosistema sociale i codici e i canali attraverso cui attuare una vera, reciproca ed efficace trasmissione comunicativa. La C.A.A. è infatti un sistema che attiva tutti i canali sensoriali dell’individuo. Utilizza simboli, immagini, gesti, vocalizzazioni e anche e la scrittura; mette a disposizione ausili, tecnologie, tecniche e strategie particolari per compensare le difficoltà di comunicazione.

Si definisce Aumentativa perché “accresce, amplifica” le condizioni comunicative possedute, ed Alternativa perché fornisce un “differente” sistema di trasmissione comunicativa. La C.A.A. non è quindi una tecnica riabilitativa, che permette di ripristinare una funzione che è deficitaria, ma è un percorso abilitativo, ossia che rafforza e valorizza le funzioni presenti e residue per migliorare gli scambi comunicativi.

Mariella, Insegnante e Mamma

Sono mamma di un ragazzino angelman con delezione, la diagnosi è arrivata quando era piccolo ed era evidente la gravità della situazione: non parlava, non camminava, sembrava assente…

Non mi sono persa d’animo e anche se per anni sembrava non capire, adesso posso affermare con assoluta certezza che non è così.

Adesso sa formare semplici frasi utilizzando i simboli, sa comunicare sia con la tabella che con il tablet, esegue schede didattiche in CAA, insomma comunica senza dire una parola!! Questo è l’obiettivo, dare loro un mezzo per esprimersi e in questo modo permettergli di parlare al mondo.

Imparare la CAA è come insegnare il linguaggio verbale ad un bambino normodotato, questo significa che l’esposizione alle strategie della CAA deve essere costante e continua così come costante e continua è l’esposizione del bambino normodotato al linguaggio verbale.

L’intervento a mio avviso deve essere proposto il prima possibile, appena ricevuta la diagnosi, qualsiasi sia l’età del bambino.

L’approccio deve includere diverse strategie, usando immagini e/o foto, gesti, a seconda della necessità del bambino, ad esempio se molto piccolo si inizierà con le foto dei cibi preferiti o dei giochi che più ama, per poi gradualmente inserire i simboli al posto delle foto, anche l’uso dei gesti che il bambino in autonomia usa non sono da inibire, capiterà in futuro che usi gesti anziché simboli per comunicare più velocemente, in questo caso è importante fare in modo che anche chi non conosce il significato del gesto venga informato tramite tabella cartacea creata appositamente (io lo chiamo il vocabolario dei gesti) o inserendo nel tablet una cartella con il significato dei gesti usati dal bambino.

Con mio figlio, da sempre, comunico usando i suoi stessi strumenti e questo significa che anch’io mi esprimo con lui usando le stesse modalità (immagini, gesti, simboli, ecc..) per chiedere qualcosa, per commentare, per dirgli dove stiamo andando, cosa stiamo facendo, per gratificare, per esprimere il mio stato d’animo, propongo giochi e attività ogni giorno e in ogni contesto, per me è essenziale l’allenamento giornaliero, anche per pochi minuti – visto che hanno difficoltà a mantenere l’attenzione – ma deve essere fatto sempre, continuando a comunicare, fare giochi o attività anche se sembra non recepire quanto gli stiamo proponendo; nel caso non riuscisse lo si può incentivare lo stesso, anche se la risposta la diamo noi e, invece, quando risponde correttamente deve essere gratificato con un applauso o se gli abbiamo promesso un cibo o un gioco dandogli ciò che è stato promesso (SEMPRE!!).

Noi genitori conosciamo i nostri figli, sappiamo cosa piace e cosa no, sappiamo cosa sa fare e cosa no, questo è il nostro vantaggio rispetto ad un terapista che non conosce profondamente il bambino.

A casa dobbiamo creare il più possibile occasioni di comunicazione, l’importante è proporlo nel momento in cui avviene, in cui si verificano e non in un momento qualsiasi, ad esempio quando si prepara la minestra, si prepara anche l’immagine che rappresenta la minestra. Mamma dice: “Cosa vuoi? La minestra?” e mentre lo dice indica l’immagine e la pentola dove c’è la minestra, poi prende la manina e la mette sopra l’immagine e ripete: “La minestra”, e si chiede di indicare se è quello che il bambino vuole (ovviamente si può fare con qualsiasi cibo gradito al bambino).

Si inizia così…. continuando col plastificare e proporre, un giorno il bambino vedendo cucinare la minestra andrà a prendere quell’immagine, indicandola o lanciandola, non importa come, l’importante è aver raggiunto l’obiettivo: il bambino riconosce l’immagine e la richiede.

È un percorso lungo, molto lungo, ma un giorno sarà possibile far scegliere a lui, proponendo tra due o più alternative, presentandogli le immagini potrà scegliere in autonomia ciò che preferisce, è questa la CAA: permettere al bambino di essere parte ATTIVA della propria vita e non PASSIVA accettando ciò che gli altri scelgono per lui.

Un discorso particolare va fatto riguardo i libri in CAA, non è detto che un libro adatto ad un bambino vada bene anche per un altro, avere tanti libri non serve, sarebbe meglio averne pochi ma fatti ad hoc sia per la forma che per il contenuto, potrebbe essere che un libro sia troppo complicato o scritto troppo piccolo o semplicemente non attrae l’interesse, questo libro non sarà mai un vostro alleato ma piuttosto creerà disagio nel bambino e in voi.

A questo punto vi chiederete… ok ma che devo comprare? Che cosa mi serve?

La prima cosa in assoluto è tanta tanta pazienza perché creare una tabella che sia cartacea o su tablet non è certo un lavoro di poco conto e ci porterà via tante energie e tempo… ma veniamo al dunque:

  • Macchina fotografica (o smartphone)
  • Programma software dei simboli
  • Stampante
  • Plastificatrice (di ottima fattura perché la userete moltissimo)
  • Quaderno con anelli o meglio ancora quaderni con copertina rigida venduti nei siti internet specializzati
  • Velcro (tantissimo)
  • E per i più esperti (ma lo diventerete presto) anche una rilegatrice per i libri in CAA, in alternativa vanno benissimo anche i portalistini che vendono in cartoleria

Questo materiale serve per creare gli strumenti necessari, ossia:

  • Tabella cartacea principale con o senza striscia in velcro dove scrivere la frase (la tabella la dovranno portare ovunque e deve sempre essere a disposizione, per questo molto spesso la si crea con una tracolla o maniglia, proprio per averla sempre con se perché senza quella il bambino sarà davvero muto)
  • Se la tabella cartacea non prevede la striscia su cui scrivere la frase vi dovrete preparare anche il quaderno comunicativo dove appunto scrivere la frase, basta anche un semplice cartoncino ma molto resistente
  • Tabella su tablet per chi è già a questo livello (ma se ne parlerà solo dopo che il bambino sia in grado di categorizzare perché sul tablet tutto è sotto una categoria…)
  • Tabelle a tema (ad esempio per quando si va al mare o in piscina o in gita o qualsiasi altra cosa vi venga in mente)
  • Quaderno dei resti dove si raccontano le esperienze fatte in occasioni particolari, magari in una gita, in un weekend particolare e che serve per raccontare a chi non era presente quello che ha fatto (adorano rivedersi nelle foto e raccontare le belle esperienze)
  • Vocabolario dei gesti (ne abbiamo parlato prima)
  • Il Passaporto: è uno strumento necessario quando il bambino si deve presentare ad esempio ai nuovi compagni o anche ad un nuovo corso di ginnastica… lì ci si scrive il nome, le preferenze, le paure… è insomma un passaporto che racconta del tuo bambino, spesso si fa una cosa simile anche nella prima pagina della tabella principale.

La realizzazione di un percorso abilitativo di C.A.A. deve partire da un’accurata valutazione della situazione della persona con deficit comunicativo e, ovviamente, del suo contesto esistenziale. È infatti assolutamente indispensabile individuare quelli che sono i canali comunicativi che la persona ha spontaneamente già “messo in essere”, ha attivato in autonomia malgrado la sua disabilità. Quando si fa una valutazione di C.A.A. bisogna prendere in considerazione sia il linguaggio espressivo che quello recettivo della persona, ossia si deve tener conto sia di quello che la persona è capace di trasmettere sia quello che è in grado di comprendere. Il percorso abilitativo deve inoltre poter essere flessibile, deve progressivamente cambiare e “cucirsi su misura” ai bisogni della persona che ne deve fare uso e quindi deve rinnovarsi se le capacità comunicative del soggetto mutano. Ultimo, ma non ultimo, principio da non trascurare per attuare un proficuo percorso abilitativo di C.A.A., è che l’intervento di C.A.A. deve essere pienamente condiviso e sostenuto da tutti gli attori comunicativi che ruotano attorno al soggetto disabile. Infine l’intervento di C.A.A. va messo in atto il più precocemente possibile: abbiamo già detto che non è un percorso riabilitativo, cioè non fa parlare, ma alimenta e consolida il pensiero e può accelerare lo sviluppo linguistico, in alcuni casi anche a livello fonatorio.

Quanto finora detto in modo molto generale riguardo alla C.A.A., vale in modo più definito se sviluppato in ambiente scolastico.

Negli ultimi quasi trent’anni in Italia, grazie alla Legge quadro n.104/1992, si è lentamente giunti a comprendere che le persone con disabilità hanno potenzialità cognitive e sociali e devono essere inserite nella scuola insieme agli altri alunni. Il nostro sistema scolastico è stato il primo in Europa ad introdurre l’inclusione scolastica generalizzata degli alunni con disabilità. D’altra parte, le più recenti disposizioni ministeriali, Legge n° 170/10 e successive direttive prevedono che a tutti gli alunni – BES, DSA, disabili certificati – venga dato ogni strumento necessario per compiere efficacemente il proprio percorso scolastico.

L’inserimento di un alunno con disabilità è spesso fonte di dubbi e preoccupazioni per il personale insegnante e per i compagni di classe. Questo succede perché sono poco formati e informati sulle reali competenze e difficoltà dell’alunno/compagno e sulle strategie didattiche e relazionali più idonee da mettere in atto. La C.A.A. può aiutare il processo di integrazione scolastica dell’alunno disabile, fornendo agli insegnanti, ai compagni, al personale non docente e ovviamente allo stesso alunno disabile lo strumento per comunicare.

La scuola è ambiente d’apprendimento e dovrebbe strutturarsi a tale scopo, andando incontro alle esigenze di tutti i propri studenti. La C.A.A. può aiutare i processi d’apprendimento, non solo degli alunni disabili, ma appunto di tutti gli scolari. La C.A.A. è veramente uno strumento da usare con “tutti gli alunni”: è un ausilio pratico ed incisivo, che permette di sostenere la comprensione di molti messaggi e può avere effetti positivi nei problemi di comportamento.

Vediamo come usare in pratica la CAA a scuola.

La scuola per essere ambiente d’apprendimento, deve diventare “ambiente comunicativo”. Questo obiettivo può essere raggiunto mediante l’utilizzo di:

  • Etichette su oggetti e spazi/ambienti
  • Agenda giornaliera delle attività
  • Striscia delle routine
  • Tabelle comunicative
  • Quaderno dei resti
  • IN-Book, libri personalizzati e libri modificati

L’etichettatura mediante l’apposizione di simboli su oggetti e spazi scolastici crea un ambiente organizzato che fornisce stabilità e controllo all’alunno. Egli può funzionalmente utilizzare i simboli per orientarsi negli spazi della scuola o per ricercare gli oggetti di suo interesse. L’etichettatura di oggetti e ambienti è spesso il primo approccio da attuare, a casa, come a scuola, per abituare tutti gli interpreti comunicativi all’uso dei simboli.

L’agenda giornaliera delle attività è invece una sequenza di simboli che rappresentano gli eventi così come si succederanno in ordine cronologico nell’arco della giornata. Questo strumento dà ordine al tempo vissuto dall’alunno, gli permette di capire quali saranno gli eventi della giornata scolastica, di capire meglio cosa sta succedendo o di anticipare quello che accadrà. Attraverso la visione dell’agenda l’alunno viene guidato nel passaggio da un momento didattico all’altro, viene aiutato a capire con chi svolgerà le diverse attività didattiche, viene maggiormente predisposto ad accettare i cambiamenti o ad essere coinvolto nella loro realizzazione. L’agenda giornaliera ha quindi una scansione più o meno ampia: può riguardare una parte della giornata o dell’intera giornata scolastica, ma può avere anche una scansione settimanale o di un periodo più lungo.

Quando invece i simboli vengono utilizzati per rappresentare in successione le azioni che si devono compiere per realizzare un’attività didattica, e non solo, si parla di striscia delle attività o striscia delle routines. In questo caso l’alunno può visivamente seguire ed eseguire le azioni indicate dai simboli presenti sulla striscia. Si possono per esempio costruire le strisce per le routines quotidiane (al bagno, all’arrivo in classe, in palestra, ecc.) o le routines per svolgere una precisa attività didattica o un gioco. Molti alunni con disabilità cognitiva, ma non solo, hanno bisogno di articolare le attività didattiche nei passaggi ordinati che ne permettono la realizzazione. La striscia di simboli aiuta ad agire secondo l’ordine corretto di esecuzione di un compito, aiuta l’alunno a non perdersi durante la fase esecutiva di un lavoro didattico o di un incarico, ne promuovono e sviluppano l’autonomia.

Sia l’agenda giornaliera che le strisce delle routine possono essere costruite utilizzando tecniche diverse a seconda dell’utilizzo che se ne deve fare.

Le tabelle comunicative sono tabelle strutturate rispetto a precise tematiche o per comunicare in determinate situazioni. All’interno delle celle della tabella vengono riportati i simboli, ma si possono usare anche le foto, per esprimere bisogni o scelte, per manifestare stati d’animo, per indicare oggetti, azioni, persone, per interagire in specifiche circostanze. Sono le prime vere tabelle di comunicazione usate dall’alunno disabile per domandare e per ricevere qualcosa oppure usate dall’insegnante o dai compagni per chiedere all’alunno di fare delle scelte, per sollecitarlo a comunicare. La tabelle possono essere costruite in svariati modi e usando tecniche diverse: si possono usare metodi manuali più semplici, ma esistono anche molti programmi software per pc o applicazioni per smartphone o tablet che permettono di realizzare tabelle comunicative anche complesse. Ovviamente la modalità di costruzione e la tecnologia con cui costruire queste tabelle dipende dal singolo soggetto, dal suo stato cognitivo, dai suoi bisogni. Il vocabolario di simboli e foto da inserire nella tabella deve essere continuamente aggiornato. È assolutamente fondamentale che sulla tabella ci siano tutti i simboli di cui si può aver bisogno: per l’alunno disabile, non trovare il simbolo che gli servirebbe per esprimersi, sarebbe come per noi non trovare le parole per esprimerci.

Il quaderno dei resti è uno strumento attraverso cui il bambino può mostrare e quindi raccontare un’esperienza significativa vissuta a casa o a scuola. È un quaderno ad anelli con buste trasparenti o un raccoglitore in cui vengono raccolti oggetti, biglietti, volantini, ma anche foto che rimandano immediatamente al vissuto da raccontare. L’adulto può ovviamente aggiungere la data, il luogo e un brevissimo testo, anche in C.A.A., così che lo si possa poi leggere insieme al bambino stesso. È importante che partecipino alla sua creazione sia la famiglia che la scuola e che lo si usi solo per riportare alla mente eventi veramente speciali, significativi, come la gita con la classe o la vacanza con i genitori.

I libri in C.A.A. possono essere classificati in libri personalizzati, libri modificati e IN-book. Il libro personalizzato e il libro modificato sono, se si può così dire, prodotti artigianali, che genitori, insegnanti o educatori producono espressamente per soddisfare esigenze soggettive e sono scritti, ovviamente, in simboli. Il libro personalizzato è un libro costruito “su misura”, su uno specifico bisogno del bambino. Possono raccontare brevi storie a scopo educativo, in cui il protagonista può essere il bambino stesso. Il libro modificato è invece un testo illustrato già esistente, che viene appunto modificato aggiungendo al testo a caratteri del testo in simboli, per renderlo accessibile al lettore con BCC. Gli IN-Book, infine, sono libri illustrati con testo integralmente scritto in simboli, stampati da diverse case editrici e ormai sempre più presenti sul mercato. È importante che la lettura di questi libri in simboli venga fatta ad alta voce dall’adulto, insegnante o genitore, o da un compagno, utilizzando il modeling. Chi legge deve accompagnare costantemente la lettura indicando con il dito uno per uno i simboli mentre sta leggendo. I libri in C.A.A. sono importanti per gli alunni con BCC, perché permettono di arricchire il loro bagaglio linguistico e di supportare il loro sviluppo cognitivo. In realtà questo assunto è valido per chiunque: la lettura arricchisce il vocabolario e le conoscenze. È auspicabile che le varie case editrici che hanno iniziato a pubblicare libri di narrativa tradotti in simboli, inizino a tradurre in simboli anche i libri di testo adottati nelle scuole dei vari ordini. Per il momento, in ambiente scolastico, molto si deve alla buona volontà di insegnanti e genitori che si prodigano per rendere i libri di testo scolastici “leggibili” anche dagli alunni con BCC.

MARIELLA

GALLERY DELLA C.A.A.

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