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L’aggressività

“Possiamo avere tutti i mezzi di comunicazione del mondo, ma niente, assolutamente niente, sostituisce lo sguardo dell’essere umano..”
(Paulo Coelho)

Nell’esperienza con soggetti il cui canale comunicativo preferenziale è quello non – verbale, come nel caso della Sindrome di Angelman, è facile confrontarsi con difficoltà di gestione dei comportamenti, spesso incomprensibili e talvolta aggressivi. Molti genitori e adulti di riferimento lamentano una tensione ingravescente, persistente, che mina qualsiasi proposta relazionale o educativa; altrettanto frequentemente si vivono sensazioni di arrendevolezza e impotenza, che scoraggiano la ricerca di soluzioni. Parto da riflessioni più ampie sulla comunicazione inserendo il concetto di rabbia all’interno delle modalità espressive. L’intento è di provare a rileggere i comportamenti aggressivi e oppositivi per pensare ad interventi efficaci e, soprattutto, favorevoli ad una crescita positiva.

L’espressione non – verbale passa per canali diversi quali il comportamento e l’emotività; sono modalità di espressione più complesse da decifrare. L’evoluzione del linguaggio ci disabitua a cogliere questi livelli di scambio relazionale. Sentirsi compresi è uno dei bisogni fondamentali dell’essere umano: ci fa sentire “a casa”, con la terra sotto i piedi, specie quando da piccoli ci si orienta faticosamente nel mondo.

Un soggetto con Sindrome di Angelman incontra differenze espressive, tra sé e gli altri: è forte la frustrazione, il senso di isolamento e talvolta scherno per un’impossibilità di partecipare. Picchiare l’altro, sé stessi, o arrabbiarsi può divenire allora una possibilità di “urlare” qualcosa, farsi sentire. L’espressione di sé, tanto importante, non trova altro ascolto che questo. Ciò motiva la persistenza dei comportamenti, anche in seguito a provvedimenti di stampo disciplinare: il bambino appare contrapporsi senza sosta, accrescendo anzi le reazioni allorché rimproverato.

Di fronte a queste situazioni è difficile trovare una modalità di intervento; la “punizione”, spesso sostenuta come “rinforzo negativo” per correggere i comportamenti, rischia di assumere non tanto il significato di “non va bene come ti comporti” quanto di “non va bene ciò che stai esprimendo”. L’impatto emotivo è chiaramente differente.

Partiamo quindi dal presupposto che un bimbo con Sindrome di Angelman, in quel momento, sta insistendo per farci capire qualcosa che noi non riusciamo a cogliere. È necessario primariamente “uscire” dalla dinamica aggressiva, aspettando il momento di calma successiva. A quel punto, sarà possibile il tentativo di confronto aperto sui significati di quanto accaduto: usare le tesserine della CAA può essere di grande supporto. Sebbene al momento potrà sembrare poco utile, nel tempo questo confronto accadrà sempre più vicino alla situazione “calda” dello scontro, dando gradualmente al bambino un’alternativa per esprimersi. Per intenderci, l’obiettivo è il bambino possa utilizzare la tesserina per “dire” della sua rabbia prima di agire.

Allo stesso modo, è importante un’educazione dei pari, per esempio a scuola: i comportamenti aggressivi diventano spesso motivo di allontanamento. Essendo le tesserine della CAA di facile utilizzo, possono trasformarsi in un gioco comune, servendosi del divertirsi insieme come diminuzione dell’emarginazione. È bello apprezzare quanto i bambini arrivino a risultati ancor più velocemente di noi adulti; sono un ottimo campo di esperienza per il bambino con Sindrome di Angelman che, cosa più importante, intanto sente di costruire una rete amicale di fiducia.   

Con questi piccoli accorgimenti non si esaurisce certamente una domanda di gestione comportamentale. Ritengo tuttavia che possano essere premesse importanti per creare un clima relazione sensibile e di fiducia. Sarà lo stesso bambino a maturare quindi modalità nuove di esprimersi: non dimentichiamo le sue risorse! Trovare uno spazio di ascolto e, nel tempo, comprensione è ciò che di più bello si possa regalare in un percorso di crescita; dare un “ok” a quello che l’altro esprime di sé, sebbene in modo diverso, è il primo passo per permettergli di conoscersi e accettarsi.

Dott.ssa Follini Alessia
Psicoterapeuta in formazione in Psicoanalisi della Relazione

Ho incontrato Martina quando frequentava l’ultimo anno di scuola dell’infanzia
Siamo state insieme per tre anni
Ci siamo scontrate, tanto, ma questo ci ha fatto crescere
E le “botte” hanno lasciato il posto a meravigliosi abbracci!

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